Serata "Calabrese" Cena con prodotti tipici "LETTERA AL COMMENSALE"

venerdi, 23-02-2018
Relais dei Principi a Montecastrilli
LETTERA AL COMMENSALE
Calabria, terra di briganti che depredavano i ricchi per distribuire ai poveri, terra dai forti contrasti, tra monti, storia e mare, ma anche terra di un’antica tradizione che risale al periodo della Magna Grecia: l’ospitalità, retaggio culturale in quegli stessi spazi geografici che ne hanno accolto la civiltà.
Ed in nome di questa ospitalità che ti diamo il nostro caloroso benvenuto alla cena ispirata ai sapori dei cibi calabresi, sapori di una cucina che deriva dal mondo contadino, fortemente legata alle ricorrenze religiose, che viene proposta in chiave attuale ma non per questo meno genuina.
Inizieremo con gli antipasti: salumi e formaggi della campagna di Monteporo, la ‘Nduja di Spilinga servita con cipollotti pastellati e polpettine di melanzane.
Storicamente la ‘nduja era un piatto povero, nato per utilizzare gli scarti del maiale con l’aggiunta del peperoncino piccante calabrese, che Artusi chiamava la “spezia dei poveri”; oggi, preparata con le parti grasse del maiale, insaccata nel budello cieco ed affumicata, è conosciuta anche all’estero.
A proposito, non tutti sanno che Il termine ‘nduja trae origine dalla parola latina inductilia (cose che devono essere introdotte), ed ecco nuovamente riaffiorare la tradizione antica.
A seguire il primo piatto: la Pasta china, la pasta ripiena al forno, piatto tipico delle feste e della domenica che veniva farcita con i cibi avanzati durante la settimana, tanto che il filosofo tropeano Pasquale Galluppi nel 1700 la chiamava la “pasta dalle mille sorprese”.
Per secondo piatto sarà servito lo Spezzatino di vitello e maiale alla calabrese.
In verità, il piatto era di origine lombarde ma nel XIX secolo venne reinterpretato in Calabria tanto da diventare un piatto caratteristico di questa regione, riconosciuto come specialità calabrese persino dall’Accademia Italiana della Cucina.
Sarà accompagnato da pane tostato, da intingere nel sugo rosso e dalla pastinaca, una vecchia radice, lontana parente della carota, diffusa nel Medioevo ma poi scomparsa dalle nostre tavole.
Un esempio della sua diffusione nei tempi andati la ritroviamo nel “De re coquinaria”, il più importante manuale di cucina dell’antica Roma …ed ecco, ancora una volta, ricomparire la tradizione antica.
Come finire un pasto così importante se non con il gelato: e quindi il Tartufo di Pizzo, prodotto tipico della pasticceria calabrese nato a Pizzo Calabro dentro il laboratorio della Gelateria Dante nel 1952 circa.
Si racconta che artefice di questa innovazione sia stato, per puro caso, tale "Don Pippo" il quale, in occasione di un matrimonio patrizio, avendo esaurito gli stampi e le forme per confezionare il gelato sfuso per rifornire i numerosi invitati del matrimonio, sovrappose nell'incavo della mano una porzione di gelato alla nocciola ad uno strato di gelato al cioccolato, inserì quindi all'interno del cioccolato fuso ed avvolse il tutto in un foglio di carta alimentare da zucchero dandole la forma tipica del tartufo, il tutto poi messo a raffreddare.
I vini che accompagneranno la nostra serata saranno ovviamente del territorio, selezionati con l’imprimatur, neanche a dirlo, di Sandro Camilli.
Si tratta di vini che derivano da vitigni autoctoni di tenimenti zona Cirò (KR), come il gaglioppo o magliocco dolce ed il pecorello e precisamente della Cantina Tenuta San Francesco. I cibi saranno accompagnati quindi dal Cirò Rosso Classico doc. 2016, dal Cirò bianco doc. 2017, dal Ronco dei Quattroventi Igt Calabria rosso barrique 2015.
A questo punto non possiamo che augurarti, gentile commensale, un caloroso e sincero buon appetito con una preghiera …riserva un giudizio benevolo ai calabresi che hanno organizzato questa serata.
Al termine un omaggio culinario tipico Calabrese ai partecipanti.

SAPORI DA SAPERE
Il 23 febbraio del 2018
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